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La sensazione di fallimento.

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Una relazione non è più come prima, un figlio abbandona il nido, in genitore muore, dei progetti muoiono, non arriva il figlio che desideriamo … da situazioni naturali possono diventare macigni per la sensazione di fallimento di un progetto di vita.

Questa sensazione appesantisce, abbatte le forze motivazionali, rende più difficile compiere nuovi tentativi, dà un senso di sfiducia nella Vita, pertanto le nostre forze vitali diminuiscono e il corpo fa più fatica ad attuare le sue difese, cambia il nostro respiro. Alexander Lowen scriveva “il diritto di essere persona nasce con il primo respiro. L’intensità con cui avvertiamo questo diritto si riflette nel nostro modo di respirare. È solo nella perfetta armonia tra corpo, mente ed emozioni che possiamo raggiungere un senso di integrità morale e personale”. Sentire il fallimento, sentirlo dentro se stessi mentre ci divora e ricopre con oscuri dubbi ciò che prima era certezza, crea inevitabili cambiamenti. Il fallimento è un sentimento che fa dimenticare il diritto di essere vivi.


Tra le frasi più frequenti che mi vengono dette c’è quella che recita in questo modo “sono un caso disperato vero?”. Mi rendo conto di quanto le persone trattengano la loro sofferenza, di quanto si sentano sole nel percepirsi in frantumi, di quanto ci sia il bisogno di essere accolti e, allo stesso tempo, la paura di chiedere aiuto. Riguardo a quest’ultimo punto non sempre risulta semplice: non sappiamo a chi chiederlo, veniamo etichettati come pazzi, non accolti, non compresi, non ascoltati, rifiutati; in questo modo ci troviamo vagabondi nel deserto della sofferenza con la speranza che affievolisce, mentre il dolore aumenta. In questo quadro non è raro che sopraggiunga un senso di fallimento accompagnato da rimpianti. Presupposti emotivi perché sopraggiunga un cambiamento corporeo, ovvero aumento degli ormoni dello stress, cambio della postura, cambio del microbiota, con le relative conseguenze: aumento dello stato infiammatorio generale, dolori diffusi e migranti (le articolazioni colpite cambiano), disturbi del sonno, disturbi digestivi, irascibilità, apatia…


Come trovare di nuovo l’armonia?

L’osteopatia ci viene in soccorso e ci ricorda che alla base di tutto c’è la forza vitale, parte individualizzata dell’universo, ovvero dentro di noi ci sono le stesse forze (in formato ridotto) che governano l’universo. Quindi il primo passo da fare, è ripristinare la nostra connessione con la Vita: ricordarci che la Vita non ci giudica, non ci chiede di compiere grandi cose, di essere i migliori, di dimostrare chissà cosa, di imparare tutto, di avere figli, lavoro, o altro. Siamo noi a creare giudizi verso noi stessi, aspettative e pretese.

L’osteopatia poi ci dice che abbiamo in noi le risorse per poter guarire (e lo possiamo vedere dopo ogni ferita, slogatura, frattura, influenza…non è così facile morire come si crede), nostra responsabilità è favorire i processi innati di guarigione. Significa che continuare a pensare di aver sbagliato non ci porterà a stare meglio, ma solo ad ulteriore frustrazione…come se continuassimo a guardare una ferita da cui esce sangue a fiumi e invece di coprila noi ci diamo degli stupidi per esservi tagliati. Per guarire è necessario cambiare anche modi e contenuti di pensiero (cosa e come pensiamo), uscire dal trauma smettendo di pensare e ripensare a come sono successi i fatti, smettendo di vederli e riviverli come un filmato nella mente.

Lowen ci ricorda che “il corpo è la manifestazione esteriore dello spirito” e Still ci diceva che lo spirito si manifesta nella materia attraverso il movimento. Non esiste in fallimento nel regno della Natura, esistono movimenti dello spirito, esistono manifestazioni, modi di vivere è sperimentare. È il nostro modo umano e limitato di osservare la vita che ci fa giudicare cosa sia meglio, quindi credendo che tutto quello che si discosta da un progetto sia un fallimento.

Finire una relazione dopo tanti anni di matrimonio non è fallimento, è riconoscere che alcune cose sono cambiate, non è buttare via tempo, ma rendere onore a ciò che il tempo ci ha fatto capire di noi. Lo stesso vale per il cambio del posto di lavoro, un percorso di studi…il cambiamento non è fallimento, è PRESA DI COSCIENZA di CHI VOGLIAMO ESSERE, smettendo di rimanere incastrati solo in un “fare”.

Prova a respirare senza sentire il peso di dover dimostrare chi sei. Prova ad alzarti al mattino senza giudicare le tue azioni e senza dare peso al pensiero degli altri.


Il fallimento esiste solo se noi confrontiamo la nostra vita con un’altra, sia essa di un’altra persona o quella che noi abbiamo considerato ideale. La natura ci ricorda che siamo parte di un universo, che i nostri desideri si devono integrare con gli equilibri del mondo, che le nostre situazioni ideali sono prodotte da scelte egocentriche. Il fallimento non esiste se ci ricordiamo che non si può controllare la vita, che non è il risultato di un nostro volere, noi non siamo Dio, non siamo il pittore che disegna il mondo, non siamo un supereroe che gestisce ogni cosa, per fortuna non abbiamo questa responsabilità. Siamo esseri umani liberi di vivere, di sperimentare, quindi di fare tentativi su tentativi, scoprendo i nostri limiti, le nostre emozioni, desideri, aspettative, ferite, e ogni volta imparare a guarire. Tutto in una prospettiva più grande, perché le difficoltà ci fanno andare in profondità, per chiedere quale sia il senso della vita e ognuno di noi troverà la sua risposta.


Non esiste il fallimento, esistono errori…esiste un errare, un vagare, un perdersi, un ritrovarsi dunque; esisti tu, esisto io, esistiamo noi in questo sentiero che è la vita. Ricordiamoci il diritto di esistere, prendiamo consapevolezza del nostro respiro e proviamo a viverlo appieno, poi iniziamo a compiere azioni e gesti coerenti con chi sentiamo di essere, poi cerchiamo di uscire dallo stato di trauma rendendo la nostra vita migliore un giorno alla volta.


Usciamo dalla sensazione di fallimento dandoci la possibilità di vedere cosa stiamo mettendo in dubbio e poi cambiando il modo di osservare noi stessi, che qua sua volta si tradurrà nel modo di respirare, mangiare, pensare, parlare, relazionarsi.


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Dottoressa Nicoletta De Col

Osteopata e MCB

Laurea triennale e specialistica in psicologia sociale

Laurea in scienze motorie


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