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Dolore alla spalla e lacrime luminose

Credo che alcune storie vadano raccontate.


È una giornata di sole, gli alberi sono spogli e i loro rami si disegnano su di un cielo azzurro intenso, un pettirosso zampetta al di là della porta d’entrata.

Si respira la densità dell’aria fresca invernale. “Buonasera! Mi scusi il ritardo!il navigatore mi portava…” il ritmo veloce, il respiro corto, gli occhi che osservano veloci la stanza.

La stanza…non mi piace chiamarlo “studio”, ho creato una stanza. In una stanza le persone possono sentire il calore della relazione umana, quella simbologia attorno al fuoco, di protezione, ereditata, passata di generazione in generazione. Nelle stanze nascono racconti, dagli studi/ambulatori nascono definizioni, etichette e protocolli. Nelle stanze si costruisce fiducia umana, dagli studi fiducia su contratto professionale. Nella stanza ci sono molte piante, tre poltrone e un lettino, dei quadri, mobili in legno… così la stanza diventa una capanna, un luogo di rifugio, uno spazio di tempo e luogo in cui tornare a percepire se stessi, uno spazio vuoto da riempire col proprio battito del cuore: i passi dell’anima.

Questa capanna è un luogo di incontro con la propria anima, con il proprio spirito guida.

“Devo togliermi le scarpe?”

Molti me lo chiedono, probabilmente per i tappeti, per le mie scarpe lasciate alla porta. “Come la fa sentire più comoda!” rispondo sempre. La comodità è importante! Non solo quella di un corpo! spero sempre di aiutare a tornare a far sentire comoda l’anima nel corpo.

Si toglie le scarpe, si siede, i piedi si toccano tra loro, uno sopra l’altro, le ginocchia stretta, le carte degli ultimi esami in mano “le ho portato gli esami! Ho questo dolore alla spalla che non mi fa più dormire la notte…” la osservo: i suoi occhi opachi, con occhiaie, si appoggia sul gluteo destro, continua: “Ho fatto molte terapie, sembrava meglio…” vedo la speranza e la sfiducia allo stesso tempo. “Non so più come fare! Da chi andare!…” vedo che deglutisce, respira con il petto, l’addome rigido. Passa una decina di minuti, io ascolto, scrivo qualche appunto, chiedo “cosa le è successo in questi anni?” si ferma, mi guarda fissa negli occhi, trattiene le lacrime: “eh tante cose, ma non so cosa possano c’entrare con la spalla”

“Un addome rigido per delle tensioni, siano esse chirurgiche, emotive, per infiammazione da alimenti, non favorisce una respirazione libera: il diaframma incontra delle resistenze nella discesa, impostando una respirazione più corta. Per poter compensare si usa la parte più alta del torace, sovraccaricandola e inficiando il movimento delle spalle.

“Ho sempre la pancia gonfia, faccio fatica a digerire…” continua… mi racconta della morte del padre, della madre, della sensazione di aver sempre pensato agli altri prima che a sé, che ora si sente abbandonata e dichiarando questa sensazione a se stessa, scoppia in un pianto. Silenzio…spazio per le emozioni, il respiro e la presa di consapevolezza. Chiedo “di che cosa ha bisogno? Qual è il motivo per cui ha deciso di venire qui a chiedere aiuto?” “Sento di essermi persa, ho bisogno di togliere questo dolore, di riprendermi in mano, non ne posso più!” “Di riprendersi in mano” ripeto, e aggiungo “sa che la mano sinistra simboleggia la mano che riceve e accoglie?” Sa che il braccio è ciò che relaziona il nostro cuore al mondo? Sembra che il suo braccio le stia dicendo qualcosa di importante per questa fase della sua vita” lei fa un profondo respiro, piange, le lacrime ora

sono luminose.


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Dottoressa Nicoletta De Col

Osteopata e MCB

Laurea triennale e specialistica in psicologia sociale

Laurea in scienze motorie


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