• Nicoletta De Col

Non saper essere felici


Si stupiscono le persone quando si recano da me. Si stupiscono quando chiedo “secondo te come posso aiutarti?”. Stanno a pensare quando domando: “qual è il tuo obiettivo?”. Già! Perché le persone si recano per chiedere aiuto: “mi sento storto”, “ho una postura sbagliata!”, “somatizzo troppo!”, ecc. Non si rendono conto che io non ho protocolli, che io non ho risposte, ma offro la possibilità di fare loro da specchio... uno specchio difficile da guardare perché contiene quelle verità che di solito si vogliono nascondere. Quindi, per fare un esempio, spesso capita questa affermazione convita: “sono qui perché voglio stare bene con me stesso/a!” Io: “ok... e tu sai chi sei?” Di solito c’è questa situazione:😳 Io: “mi stai dicendo che vuoi stare bene con te stesso... (la persona annuisce), ma come fai se non sai chi sei?” E allora arriva un elenco: i ruoli. Sono mamma, zia, papà, impiegato, nonno, ecc. “Ok, queste sono le maschere che ti offrono la possibilità di esprimere parti di te attraverso regole sociali, ma a te cosa piace?” “In che senso?” “Cosa vuoi fare, cosa vuoi essere, dove senti di poter essere libero di esprimerti? Dove senti che il tuo respiro si fa profondo e arriva la pelle d’oca perché stai bene?” Silenzio. Questo è per far capire che non possiamo stare bene in nessun luogo e con nessuno, se prima non sappiamo chi siamo. Le vacanze saranno modi per voler scappare, ma spesso con insoddisfazione perché non si può scappare da se stessi, dal dolore che si porta dentro.

Per saperlo dobbiamo ascoltarci ogni giorno, perché il cambiamento è naturale ed è proprio nel cambiamento che ci si conosce davvero. L’ascolto di sé è una cosa che possiamo fare sempre, possiamo essere sempre disponibili a noi stessi. Consiglio di trovare un gesto, un insieme di Asana (posizioni yoga), o una sequenza vostra, da fare ogni mattina appena svegliati e sentire/percepire come ogni giorno sia diverso. Non significa farsi giudizi del tipo “oggi sono tutto rotto”, ma osservarsi come si osserva un tramonto, sentire che il corpo dice che c’è rigidità, flessibilità, che la mente fa fatica a stare zitta o che c’è un pensiero fisso... È un primo ascolto. In una formazione di team building (in cui i partecipanti già sapevano tutto sui ruoli, gli obiettivi comuni, il clima, ecc), ho preferito partire dalla base: dall’ascolto di se stessi. C’era stupore a scoprire che le altre persone possono darci fastidio perché esprimono una parte di noi che invece noi abbiamo voluto reprimere. Potete scrivermi nicoletta.decol@gmail.com Visitare il sito www.nicolettadecol.com Fissare un appuntamento 3409717791 (meglio messaggi, perché spesso non posso rispondere)  


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