• Nicoletta De Col

Non temo la morte, ma ho paura di non vivere

“Forse fare musica è l'unica soluzione Forse non c'è buca che racchiuda il tuo dolore Forse non c'è fuga che conduca all'evasione Forse stavo bene tra i perdenti e gli idealisti Forse la salute mentale è roba da ricchi Forse per andare avanti non devi ascoltarti Come fanno gli altri Li vedo così convinti
E senza dubbi, dubbi, dubbi Tutti senza dubbi, dubbi, dubbi, dubbi Tutti, tutti, tutti Tutti senza dubbi, dubbi, dubbi, dubbi”

È una piccola parte di un testo di una canzone segnalatami da una ragazza che ho seguito. Il titolo è “Dubbi” di Marracash.

Ho così tante cose da scrivere che non so da dove iniziare … come spesso una persona saggia mi ha suggerito: “inizia dall’inizio”


L‘inizio è angoscia. Poi la voglia di avere le cose apposto, sistemare mille impegni e fare in modo che siano tutti sotto controllo. Poi può arrivare la mancanza di appetito, il gonfiore addominale, i dolori al ventre. Dubbi su chi si è veramente.


Questo è l’inizio di un emergere, della sofferenza soffocata, che mi raccontano nella fascia d’età tra i 17 e i 22 anni.

Alcuni hanno paura di diventare adulti. Gli adulti sono visti come dei tristi automi innervositi che vanno a destra e sinistra senza sapere esattamente perché, con sogni infranti (e direi che in molti casi è così, ma sugli adulti ho già scritto molto). Non si può programmare una vacanza con serenità negli ultimi due anni, non si può andare a un concerto, in discoteca, in biblioteca, dentro un bar… stare insieme sta diventando complicato…e già è complicato stare in se stessi. È complicato vedere una vita che ti investe, che gli anni passano e non sai ancora cosa vuoi fare, non sai se ti sei divertito abbastanza, non sai se hai fatto abbastanza… così ti prende l’ansia chiedendoti in continuazione se sei sulla strada giusta, se tu sei la persona giusta, se hai affianco la persona giusta… mentre senti la vita che non lo è poi tanto, giusta. Così emerge la fragilità quella sensazione che sta stretta, quella che la società ha fatto credere che non si può provare perché “si deve sempre andare avanti”, “duri i banchi” e cose simili. Invece, puoi concederti la fragilità, puoi concederti di sbagliare, di capire che finora stavi vivendo in automatico, e dire “finalmente, cazzo, so che qui non ci voglio stare, so che così non voglio vivere!”. Già perché come dice la canzone “non temo la morte, ma ho paura di non vivere”.

E credo sia questo a cui molti adulti si sono abituati, ma agli adolescenti fa paura: non vivere. Perché non è vivere senza sogni, senza la ricerca di se stessi, della compagnia degli altri, senza sentirsi liberi di essere, di esprimersi. Non è vivere credendo che si debba essere qualcuno per essere importanti. Con la sveglia alle 6, quanto tu non sai ancora chi sei, quanto fai tutto in automatico, fino a quando arriva un dolore che non sai spiegare. Il dolore è una benedizione è un risveglio dallo stato di robot e finalmente da umano sano ti arrivano i DUBBI. Martellano, è vero, fanno male, è vero, ma è l’inizio per sentirsi vivi! Fa paura, sì, perché fino a poco prima non eravamo abituati a vivere davvero.

E nel vivere appieno c’è tanto la gioia quanto la tristezza, tanto l’eccitazione quanto la sofferenza. Nel vivere c’è tutto insieme. Può assalire il dubbio se forse non sarebbe stato meglio rimanere assopito, robot, senza porsi domande, andare avanti in automatico nelle tappe decise dalla società: studiare, mettersi con qualcuno, trovare lavoro, convivere/sposarsi, fare un figlio, farne un altro, fare un trasloco… è sempre una libera scelta:

non importa cosa scegli, l’importante è che tu ti senta vivo ad ogni respiro!

Io vi abbraccio forte, come quella frase che a me piace tanto “troverai qualcuno che ti abbraccerà così forte da rimettere insieme pezzi”… abbracciate voi stessi, lasciare che il dolore possa fare spazio e creare dubbi: lasciate che il guscio si rompa e nascete per vivere come volete vivere.

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dottoressa Nicoletta De Col

osteopatia, massoterapia, psicosomatica


www.nicolettadecol.com

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