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Mente stanca e corpo ignorato? Cerchiamo la serenità.

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Eccoci al nostro appuntamento settimanale. Avevo molti argomenti di cui parlare, ho scelto “la ricerca di serenità”.

Potrei parlarvi della serotonina, del come essere sereni in 5 mosse, dei miracoli di alcuni integratori, di venire in terapia, ma io non scrivo per marketing, ma con lo scopo di aumentare la propria consapevolezza.


La serenità dipende dal come osserviamo il mondo, quindi dalle nostre credenze/convinzioni, dall’ascolto del nostro corpo, compreso il dolore. Durante le lezioni che tengo a scuola di osteopatia o nel mio studio, quando faccio una valutazione osteopatica mi viene chiesto come faccio a capire alcune cose, soprattutto le emozioni e stati d'animo: ascolto i movimenti delle emozioni, movimenti che si manifestano attraverso i tessuti biologici, attraverso movimenti fasciali e il loro campo elettromagnetico. Questo ascolto abbinato alla conoscenza della simbologia del corpo mi permette di osservare lo stato emozionale in cui si trova la persona, il come sta vivendo. Non faccio psicologia: ascolto il corpo attraverso le competenze osteopatiche. Per cui può essere molto chiaro se la persona è serena o meno: i tessuti sono in armonia. E affinché io possa ascoltare bene è necessario che io sia più quieta possibile, devo essere come un lago quieto sul quale la persona si specchia. La mia quiete è stata possibile, e sarà sempre da migliorare, attraverso un percorso personale.


Qualche volta, non conoscendo il mio passato, mi è stato detto che io non posso capire l’ansia che danno alcuni problemi, che io non posso capire perché ho un lavoro che amo, un marito, una casa. In realtà, infanzia e adolescenza per me non sono state affatto serene, anzi, travagliate, piene di angoscia e tristezza vissute in solitudine. Non avevo con chi parlare del mio vuoto interiore; durante l’infanzia non potevo stare male secondo gli adulti perché credevano che i bambini fossero sempre felici e senza problemi; da adolescente ero spesso da sola: non mi interessava ubriacarmi o fare festa, quei pochi amici che avevo li ho persi tutti quando ho lasciato il moroso di quel periodo. A 22 anni ero senza amici, di fronte al mondo, con alle spalle una famiglia disgregata e con molti problemi. Avevo un vuoto che mi divorava e nessuno se ne accorgeva, non avevo punti stabili di riferimento. Fu così che mi dedicai completamente allo studio e costruii il resto della mia vita sulla base delle mie passioni, perché capii che se volevo essere serena era necessario un cambiamento e dipendeva da me.

Sono certa che proprio per questo ognuno possa costruire la propria serenità, che non nasce solo dagli averi materiali, ma in buona parte dalla relazione con se stessi, dal valore che diamo a noi e che si attribuisce alla propria salute e alle relazioni personali.

I nostri stati d’animo possono cambiare a seconda di come osserviamo la realtà, perché di fronte alle cose verso le quali siamo impotenti, possiamo scegliere come reagire.


Se vi date la possibilità di ascoltare il dolore potrete capire che di fatto vi sta mostrando chiaramente cosa non vi rende sereni. Il dolore che sentite è chiarissimo, preciso. Il “problema” è che è sincero, “troppo” sincero, e forse non volete o non siete ancora pronti ad ascoltare la verità che il dolore mostra con tanta chiarezza. Ci lavorerete un poco alla volta. Datevi tempo.


Capite che se una parte del nostro corpo sembra “andare per i fatti suoi” significa che non c’è più armonia, pertanto qualcosa ci sta disturbando, qualcosa ci indica la necessità di un cambiamento.


La serenità non arriva, si conquista con gesti quotidiani, senza violenza. La serenità è un susseguirsi di cambiamenti, respiro dopo respiro. È ritrovare se stessi dopo ogni caduta, è diminuire il giudizio dopo ogni errore, è trovare nuove possibilità, è esplorare il proprio diritto di esistere.


La serenità è una sensazione che si estende a corpo e mente, come una diffusa piacevole pace. Di fatto in base ai miei anni di esperienza noto come la ricerca di questa sensazione spesso nasconda la voglia di non sentire, di essere in una pace nata dal non sentire dolore, non sentire problemi, non sentire ansia, non sentire la voce di altri, non sentire nulla… Lo intuisco quando chiedo “cos’è per te essere sereni”, se mi viene detto “non avere problemi e pensieri”, “essere via da qui”, comprendo che è un tentativo di fuga dallo stato di sofferenza in cui si trova la persona, capisco che è la ricerca di una finta serenità: l’assenza di sofferenza. Ed è così che si rischia confusione: credere che non soffrire sia serenità.

Le nostre vie sensitive del sistema nervoso che ci fanno percepire il dolore sono le stesse che ci fanno percepire il piacere, se blocchiamo la percezione del dolore ci impediremo di provare anche piacere. Ecco che diventa inevitabile entrare nel gioco della dualità della vita: maschio-femmina, sopra-sotto, destra-sinistra, dolore-piacere, tristezza-gioia, paura-fiducia, odio-amore… è solo in questo gioco di opposti, facendo esperienza di entrambi possiamo conoscere noi stessi, maturare, evolvere, anziché rimanere bambini che pretendono che il mondo sia costruito intorno ai nostri desideri.

Lottiamo contro il dolore perché non vogliamo sentire. Spesso al dolore aggiungiamo: la sofferenza causata dalla mancanza di accettazione, il torturarsi chiedendosi “perché a me”, l’arrabbiarsi senza sosta per l’ingiustizia subita, l’ostinazione nel voler cambiare ciò che non si può cambiare, il non concedersi la fragilità, …


In quanto esseri umani ci riteniamo intelligenti, ma di fatto usiamo questa intelligenza per sfuggire da noi stessi, da una realtà che non vogliamo, dai nostri limiti che non accettiamo, dall’amarezza che non tutto è come “dovrebbe essere”.


Per essere sereni è inevitabile attraversare i boschi fitti e bui, perché è in essi che troviamo i nostri talenti. Per essere sereni è necessario sentire … e nel sentire c’è il pacchetto completo: quel che riteniamo “male” e quel che riteniamo “bene”. Ma adesso ti chiedo, prova a pensare a quello che ritieni male, prova a pensare quell’evento, ti chiedo: “avresti mai pensato di poterne uscire? Saresti stato in grado di trovare quelle tue capacità che hai visto in quel momento? Avresti capito che era necessario un cambiamento se non fossi stato così tanto male?” Siamo esseri pigri che cercano il confort, il meglio e le parti nascoste emergono spesso quando siamo con l’acqua alla gola e il dolore ci indica la via del cambiamento… verso la serenità.


La serenità è uno stato dell’essere vivente, è soggettiva, è il risultato di un’esplorazione e come tale richiede tentativi, errori, emozioni, alti e bassi, destra e sinistra, male e bene… la serenità la si scopre vivendo.


Ti auguro una buona giornata alla scoperta della tua serenità.


_________________________

Dottoressa Nicoletta De Col

Osteopata e MCB

Laurea triennale e specialistica in psicologia sociale

Laurea in scienze motorie


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