• Nicoletta De Col

Il dolore in mente, corpo e spirito

VI HANNO MAI DETTO: “NON HAI NIENTE! È TUTTO PSICOLOGICO E STRESS?” vi siete mai sentiti soli di fronte a queste parole di chiusura anziché di aiuto e ascolto attivo?


Il dolore cronico lo si gestisce e, spesso, risolve attraverso più approcci da portare avanti parallelamente:

  • farmacologico;

  • fisico (chirurgia, fisioterapia, massaggi);

  • psicologico (sostengo, psicoterapia, meditazione, training autogeno).

Il dolore è necessario per la nostra sopravvivenza: quando si presenta significa che c’è qualcosa a cui dobbiamo portare la nostra attenzione, ignorarlo, anestetizzarlo con l’uso cronico di farmaci può solo che peggiorare le situazione, sia per le controindicazioni che ogni farmaco possiede, sia per la dipendenza che creano, sia perché stiamo attuando un comportamento di evitamento del vero problema. Quindi, potrebbe essere che risolviamo la situazione dolorosa attuale, ma se la causa primaria (per esempio un trauma o la non accettazione) non l’affrontiamo, il corpo tornerà alla carica presentano nuovi stati dolorosi.


Per esempio, ci sono studi che dimostrano come interventi chirurgici di vertebroplastica e lavaggio Interarticolare non diano risultati migliori rispetto a un placebo (libro ”il dolore” di F. Benedetti), perché non vanno a eliminare la causa primaria: sempre di più si nota come un’ernia fiscale sia dovuta a stati infiammatori viscerali o di ridotta mobilità di organi e visceri, e/o del peritoneo, l’85% delle ernie sono dovute a questi problemi (osteopatia viscerale di Barall), che non sono sempre riscontrabili con gli esami strumentali, perché non indagano la restrizione di movimento fisiologico di organi e visceri.

L’osteopatia che vuole essere riconosciuta oggi in Italia é soprattutto quella di approccio strutturale, ma Still, il fondatore a fine ottocento, ha sempre considerato la necessità di osservare la persona nella sua integrità, di allontanarsi da un approccio puramente farmacologico che cerca solo di assopire il corpo, anziché di collaborarci.


Così scrisse Becker negli anni ‘60

Esiste uno specifico gruppo di pazienti per i quali il tocco diagnostico si rivela particolarmente utile. Sono coloro ai quali è stato detto: “non c’è nessuna ragione che giustifichi i suoi disturbi. Tutti gli esami clinici e i testi risultano negativi. È tutto nella sua testa” queste persone vengono spesso definite nevrotiche, psicosomatiche e malati immaginari. il tocco diagnostico può individuare e confermare l’esistenza di realtà fisiche effettivamente responsabili dei dolori e dei disturbi di cui soffrono queste persone. Deve esserci una componente somatica alla base di tali problemi psicosomatici, e i test di routine sono troppo grossolani per riuscire a rilevare la disfunzione che si esprime nel sintomo. I risultati dell’esame con il tocco diagnostico sono a un livello più sottile, subclinico.

Aggiungo: È importante che noi, in qualità di essere umani, impariamo ad accogliere e ascoltare nella globalità. È NECESSARIO CHE LE ANIME SI ASCOLTINO! E per farlo, la mente e la sola logica non sono sufficienti, anzi, possono essere d’intralcio.

C’é bisogno di conoscerci, di essere consapevoli in quello che facciamo, cosa ci spinge a farlo, che senso vogliamo dare alala nostra vita.

Qui può entrare in campo Loren Alexander “naturalmente la salute mentale non può essere separata dalla salute fisica: la vera salute include entrambi gli aspetti della personalità.[...] Ci si può chiedere allora se sia sensato ed efficace curare la malattia mentale senza tener conto dello stato del corpo una malattia fisica senza considerare lo stato dello spirito. La risposta questa domanda può essere tanto affermativa quanto negativa. Quando il trattamento ha di mira l’eliminazione di un sintomo doloroso, e può essere efficace, concentrare l’attenzione sulla zona limitata dalle persone che lo aperte. Ma una pratica così non riporta l’individuo al pieno stato di salute” e ancora “possiamo superare questa scissione dell’unità dell’uomo soltanto restituendo la psiche al corpo, dove in origine la si collocava [...] È una visione olistica dell’organismo riconoscerebbe che il corpo è impregnato di uno spirito che è attivato della sua psiche e si prende cura delle sue azioni”.


Mente, corpo e spirito. È il corpo é lo strumento attraverso il quale accedere a più livelli.


dott.ssa Nicoletta De Col

www.nicolettadcol.com

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