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Il coraggio di cambiare, come trovarlo? Il corpo sa.

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Mi è capitato spesso di vedere persone che non sapevano che cosa fare, di trovarsi in un momento della loro vita in cui si sentivano smarrite o schiacciate, e “fatalità” si bloccavano con la schiena, si rompevano una caviglia o il tendine di Achille, si strappava un muscolo con un movimento banale.

Tra i vari argomenti che avevo in mente credo che questo descriva una situazione che si incontra con più frequenza: sapere di non poter andare avanti così, ma non trovare il coraggio di cambiare la situazione per paura di trovarsi in una peggiore. Il corpo trova il coraggio, trova il modo per farci sopravvivere e non andare incontro all’auto-consumo. È che noi lo costringiamo ad andare avanti drogandolo. Tutto ci fa capire che è necessario un cambiamento ma noi ci ostiniamo a non volerlo; questa è la strada verso la malattia.


Ci troviamo in una situazione di impasse, in cui ci diciamo “non ce la faccio più così, ma non so come fare!”. In realtà lo sappiamo come uscirne, è che le opzioni disponibili non ci piacciono, ci sembrano troppo difficili, di base c’è la nostra paura (di fallire, sbagliare, di non valere, non ricevere amore, perdere alcune sicurezze,…). Ognuno di noi ha la “sua” paura, quella che lo ha accompagnato fin da bambino; prova a chiederti di cosa avevi paura tu quando eri molto piccolo. Di essere lasciato solo? Stare senza attenzioni/carezze? Sbagliare e/o essere rimproverato? Non essere capace? Essere giudicato cattivo/egoista? Essere escluso? Essere invisibile? Sentirti povero? Diverso dagli altri?… la tua paura di allora è probabile che sia la stessa prigione in cui ti trovi adesso. Questo timore va a braccetto con la mancata accettazione del passato (vedi post precedente). Solo accettando di non aver avuto quello di cui avevamo bisogno da bambini possiamo liberarci dalla prigione da adulti, dallo stallo: accettando il passato smettiamo di cercare di cambiarlo, di conseguenza interromperemo la dipendenza da un bisogno passato. Faccio un esempio: se abbiamo avuto genitori da cui non ci siamo sentiti amati/capiti, cresciamo col bisogno di essere considerati e con la paura di non esserlo. Per cui è probabile che cercheremo luoghi di lavoro o partner che ci faranno sentire capiti, ma nel momento in cui decade questa sensazione, ci sentiremo in difficoltà, perchè non saremo più soddisfatti.


Di fatto non riusciamo ad agire perchè viviamo due realtà differenti: una nel passato e una nel presente. Il corpo sta vivendo sia un presente che gli sta stretto, che non gli permette di vivere liberamente; sia un passato pieno di bisogni non soddisfatti. La mente interpreta i segnali che arrivano dal corpo ed entra in conflitto, va in tilt, si trova incastrata in una realtà complessa, ma che sembra tale sono perchè è composta da: una realtà del passato e una realtà del presente. Cioè, abbiamo i bisogni del passato, che cerchiamo di soddisfarli nel presente; come se avessimo avuto bisogno di un bacio dalla nonna 20 anni fa e lo cerchiamo adesso dagli anziani a cui facciamo assistenza come volontari. Con questo ultimo esempio spero d’essermi spiegata meglio.

Per tutto questo è necessario, anzi fondamentale, entrare nelle nostre emozioni, prenderci tempo per percepire, sentire, ascoltarci: sono queste condizioni che ci permettono di cogliere la realtà presente e poter distinguere il fardello che ci portiamo dal passato.


La nuova società è stata impostata molto sul pensiero, sui concetti astratti, tanto che già alle scuole elementari i bambini imparano da maestri che parlano non dall’esperienza diretta e dalle emozioni che provano, nonostante si sappia che l’apprendimento avviene principalmente attraverso emozioni ed esperienza. Per cui non ci dovrebbe sorprendere se continuiamo a credere di poter cambiare le nostre situazioni di vita solo pensando a come cambiarle, solo parlando, o cercando di organizzarci meglio. Non possiamo cambiare la vita solo pensando… Forse sul meta verso, in un gioco virtuale, non nella vita reale. La nostra vita possiamo cambiarla dando importanza al nostro sentire, smettendo di chiedere agli altri di ascoltare chi siamo, possiamo far rimpicciolire il mare che c’è tra il dire e il fare solo tornando a tenere uniti, alleati, complementari corpo e mente. Ci hanno fatto credere che sbagliare sia qualcosa da condannare, ma solo accettando di commettere errori possiamo cambiare la nostra vita, solo accettando l’incerto possiamo creare le probabilità di stare meglio. E tutto questo è possibile solo unendo le potenzialità di corpo e mente: percepire, sentire, ascoltare, emozionarsi in base a tutto questo comprendere e scegliere cosa vogliamo che sia presente nella nostra vita e continuare a cercarlo.


Riassumendo:

  1. Osservare la situazione di stallo: cosa non voglio e cosa vorrei;

  2. Cosa sento

  3. Cosa penso

  4. Di cosa ho paura

  5. Di cosa avevo bisogno da bambino/cosa non ho mai avuto ma sentivo che era importante per me

  6. Liberarsi dal passato

  7. Scegliere come adulto autonomo

  8. Accettare che l’errore è un modo per conoscere nuove strade e se stessi


Prenditi tempo e rileggi questo post ogni volta che vuoi.


Ricordati che puoi anche condividerlo.



_________________________

Dottoressa Nicoletta De Col

Osteopata e MCB

Laurea triennale e specialistica in psicologia sociale


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